Il Trust

Le imposte dirette

La legge Finanziaria del 2007 (art. 1 comma 74) ha inserito il Trust come soggetto passivo IRES in riferimento a:

  • Trust residenti nello Stato italiano che svolgono attività commerciale e non;
    i trust residenti all’estero esclusivamente per i redditi prodotti in Italia.

L’art. 73 del Tuir stabilisce che un trust può ritenersi residente in Italia se soddisfa una delle seguenti condizioni:

  • ha la sede legale nel territorio dello Stato,
    ha la sede amministrativa nel territorio dello Stato,
    l’oggetto principale dell’attività è svolto nel territorio dello Stato.

L’art. 73, inoltre, ai fini della tassazione dei redditi, individua due tipologie di Trust: opachi e trasparenti.

Si ha un trust trasparente nel caso in cui i beneficiari sono individuati e possiedono il diritto di richiedere al trustee i redditi conseguiti dal trust. Tali redditi sono considerati di capitale, ma verranno imputati per competenza e non per cassa. La tassazione, in questo caso, avverrà in base alle aliquote applicabili al beneficiario.

Si ha un trust opaco se i beneficiari non sono individuati e, di conseguenza, tutti i redditi prodotti dal trust sono imputati al trust stesso. In questo caso il Trust dovrà pagare un’aliquota IRES pari al 27,5%.

Se alcuni redditi, però, sono soggetti a ritenuta a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva (es. redditi di natura finanziaria) non incrementeranno la base imponibile in nessuna delle due tipologie di trust.

A prescindere del tipo di trust, il trustee deve adempiere a tutti gli obblighi previsti per i soggetti passivi IRES:

  • deve presentare annualmente la dichiarazione dei redditi;
  • se residente, dotarsi di un codice fiscale;
  • se residente ed esercente attività commerciale, deve aprire una propria partita IVA;
  • se ha come oggetto esclusivo lo svolgimento di un’attività commerciale, è obbligato alla tenuta delle scritture contabili previste dall’art. 14 del D.P.R. °600 del 1973 (il libro giornale e il libro degli inventari; i registri prescritti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto; scritture ausiliarie nelle quali devono essere registrati gli elementi patrimoniali e reddituali, raggruppati in categorie omogenee; scritture ausiliarie di magazzino, tenute in forma sistematica e secondo norme di ordinata contabilità);
  • Se svolge attività commerciale, ma non in modo esclusivo, avrà sempre l’obbligo di tenere le scritture contabili, ma quelle previste dall’art. 20 del D.P.R. n°600 del 1973.

Flavia Di Forti

By |2018-04-10T12:45:16+00:00Aprile 4th, 2018|Trust|0 Comments

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