La direttiva del MEF del marzo 2015 per la prevenzione della corruzione

La nuova normativa anticorruzione pone a carico dei manager e degli amministratori di aziende pubbliche nuove e importanti responsabilità. Ove la società non dovesse adeguarsi prontamente alla nuova disciplina si profilano infatti rischi connessi al concretizzarsi di un possibile danno erariale che colpirebbe gli apicali. Di seguito un breve abstract della normativa anticorruzione e della direttiva emanata dal MEF riguardante le società direttamente o indirettamente controllate dal ministero stesso.

La legge 190/2012

Ai sensi dell’art. 1 comma 60 della legge 190/2012:

“Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, attraverso intese in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8, comma l, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, si definiscono gli adempimenti, con l’indicazione dei relativi termini, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali, nonché degli enti pubblici e dei soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo, volti alla piena e sollecita attuazione delle disposizioni della presente legge, con particolare riguardo:

alla definizione, da parte di ciascuna amministrazione, del piano triennale di prevenzione della corruzione, a partire da quello relativo agli anni 2013-2015, e alla sua trasmissione alla regione interessata e al Dipartimento della funzione pubblica;
all’adozione, da parte di ciascuna amministrazione, di norme regolamentari relative all’individuazione degli incarichi vietati ai dipendenti pubblici di cui all’articolo 53, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dal comma 42, lettera a), del presente articolo, ferma restando la disposizione del comma 4 dello stesso articolo 53;
all’adozione, da parte di ciascuna amministrazione, del codice di comportamento di cui all’articolo 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituito dal comma 44 del presente articolo”.

La ratio della legge

La ratio sottesa alla legge n. 190 del 2012 è quella di estendere le misure di prevenzione della corruzione e i relativi strumenti di programmazione, a soggetti che, indipendentemente dalla natura giuridica, sono controllati dalle amministrazioni pubbliche, gestiscono denaro pubblico, svolgono funzioni pubbliche o attività di pubblico interesse e, pertanto, sono esposte ai medesimi rischi cui sono sottoposte le amministrazioni alle quali sono in diverso modo collegate, per ragioni di controllo, di partecipazione o di vigilanza.

La direttiva del MEF

Nei giorni scorsi è stata emanata dal MEF la Direttiva intitolata “Indirizzi per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza nelle società controllate o partecipate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

La Direttiva è stata predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per le sue società controllate e partecipate assieme alle linee guida elaborate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per l’intero comparto delle società pubbliche, anche locali.

I due documenti saranno ora sottoposti a consultazione pubblica fino alla metà di aprile, prima di essere emanate e diventare operative. La direttiva e le linee guida sono state illustrate nel corso di un seminario di approfondimento che si è svolto al MEF, a cui ha partecipato il Ministro Pier Carlo Padoan e il Presidente dell’Anac, Raffele Cantone.

Ulteriori approfondimenti con il coinvolgimento della Consob sono in corso per adattare la disciplina alle società quotate o che emettano strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati.

Le relazioni tra la Legge n. 190/2012 e il D. Lgs. 231/2001

Le società controllate direttamente e indirettamente dal MEF, anche se dotate di un modello di organizzazione e gestione ai sensi del D. Lgs. 231/2001, devono adottare comunque misure idonee a prevenire gli altri fenomeni di corruzione e illegalità, alla luce delle previsioni contenute nella legge n. 190 del 2012. Tali misure, che devono fare riferimento a tutte le attività svolte dalle società, costituiscono il “piano di prevenzione della corruzione della società”.

Occorre evidenziare che mentre il decreto 231 ha riguardo ai reati commessi nell’interesse o a vantaggio della società o che comunque siano stati commessi anche e nell’interesse di questa (art. 5), diversamente la legge 190 è volta a prevenire anche reati commessi in danno della società.

La legge 190/2012 fa infatti riferimento ad un concetto molto più ampio di corruzione, con la conseguenza che la responsabilità ivi prevista a carico del RPC (responsabilità dirigenziale, disciplinare ed erariale, prevista dall’art. 1, comma 12 della legge) si concretizza al verificarsi di qualsiasi delitto commesso anche in danno della società, se il responsabile non prova di aver predisposto tempestivamente un piano di prevenzione della corruzione adeguato a prevenire i rischi e di aver efficacemente vigilato sull’attuazione dello stesso.

Pur considerando la sostanziale differenza tra le due norme descritte, è opportuno considerare che l’adeguamento alla nuova normativa può efficacemente essere raggiunto attraverso una parziale integrazione dei presidi in essere che molte società hanno già messi a punto. Un approccio integrato infatti consentirebbe, oltre ad un risparmio sui costi, anche di valorizzare quanto già realizzato ai fini D. Lgs. 231/2001 e di adeguare i processi e il sistema dei controlli in tempi più contenuti.

Il Piano Anticorruzione

Il Piano che deve essere elaborato dal Responsabile della prevenzione della corruzione (di seguito anche RPC) e adottato dall’organo di governo della società deve comprendere i seguenti aspetti:

  • individuazione e valutazione e gestione dei rischi di corruzione;
  • valutazione ed adeguamento del Sistema di controlli già istituiti;
  • adozione ovvero integrazione del Codice di comportamento e del Codice Etico;
  • trasparenza definendo le misure e le iniziative volte all’attuazione degli obblighi di pubblicazione in una apposita sezione del Piano definita “programma triennale della trasparenza”;
  • inconferibilità specifiche per gli amministratori delle società e per i dirigenti;
  • gestione delle attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici;
  • tutela del dipendente che segnala illeciti;
  • monitoraggio individuando le modalità, le tecniche e la frequenza del monitoraggio sull’attuazione delle misure di prevenzione della corruzione.

È fatto obbligo altresì di nominare Il Responsabile della prevenzione della corruzione.

La suddetta normativa prevede altresì ulteriori obblighi in tema di trasparenza in quanto la legge n. 190 del 2012, con la previsione contenuta nell’art. 1, comma 34, estende l’applicazione della disciplina della trasparenza, intesa come accessibilità totale delle informazioni pubblicate sui siti web, alle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e alle loro controllate, ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, “limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea”.

Paolo Bertoli – Andrea Capponi – Elena Iembo – Widar International