La selezione delle tipologie di investimenti adatti e la revisione periodica delle scelte

La percezione individuale del rischio in funzione della reazione a diversi scenari e dei vincoli esistenti

Il concetto di rischio di un investimento finanziario (d’ora in avanti I.F.), inteso come incertezza dei rendimenti attesi (vedasi il contributo La misurazione del rischio), è esprimibile con metodiche che, per quanto raffinate nel ricorso a strumenti avanzati di matematica finanziaria e di calcolo delle probabilità, non possono prescindere dalla percezione individuale del rischio medesimo.

Il fenomeno è noto da tempo alla teoria economica (mediante lo studio delle curve di utilità marginale, differenti per ogni individuo) ed è stato incluso nella teoria della finanza, che ha visto nascere il ramo della finanza comportamentale (Behavioral Finance), in cui grande importanza è riconosciuta al concetto di propensione individuale al rischio, in cui l’atteggiamento dell’homo oeconomicus, costantemente caratterizzato da razionalità, è superato da un più realistico e comune modo di agire, condizionato da pulsioni emotive (anche irrazionali).

Tale riflessione è fondamentale per comprendere che talune decisioni di investimento, seppur accomunate da profili di rischio quantitativamente equivalenti, possono essere valutate in modo distinto da soggetti diversi, proprio a causa della individuale reattività a determinati scenari di rendimento attesi.

L’incertezza dei rendimenti attesi può, pertanto, essere esaminata sia in relazione alla tipologia di I.F. (che può o meno prevedere dei flussi finanziari in entrata), sia in relazione alle circostanze relative all’investimento (situazione dei mercati finanziari e del contesto macroeconomico in generale o del paese in cui si intende effettuare l’investimento, solidità patrimoniale dell’emittente lo strumento finanziario ed ogni altro elemento che possa contribuire a modificare le aspettative dei rendimenti futuri).

Come detto in precedenza, l’ineliminabile soggettività del giudizio del singolo investitore può anche essere riscontrata in merito alla differente ponderazione relativa alle componenti che quantificano il rischio: rendimenti programmati, status dell’emittente e situazione dei mercati finanziari o del paese (per limitare l’analisi alle componenti richiamate) possono assumere diversa importanza a seconda del punto di vista dell’investitore.

Ulteriori fattori esogeni di complicazione dell’analisi di un I.F., sotto il profilo del rischio, possono essere determinati dall’introduzione di specifiche normative (generalmente con lo scopo di prevenire la diffusione delle crisi nazionali all’intero contesto dei mercati finanziari) che, in situazioni estreme possono addirittura snaturare, de iure, uno strumento finanziario.

E’ il caso recente della clausola del c.d. bail-in che interessa gli strumenti di debito (di tipo income oriented, quindi, con cash-flow predeterminati, rimborso del capitale a scadenza garantito e orizzonte temporale limitato), emessi da istituzioni bancarie con rilevanza sistemica, che in caso di crisi a rischio contagio possono, anche senza dichiarazione di insolvenza e previa disposizione emanata dall’Autorità Bancaria Europea (E.B.A.), trasformarsi di diritto in strumenti di capitale anche a valore nominale nullo (di tipo capital gain oriented, con dividendi incerti, nessun rimborso del capitale a scadenza e orizzonte temporale indefinito).

Introdotto dalla Direttiva 2014/59/UE del 15 maggio 2014 – la c.d. Bank Recovery & Resolution Directive che “istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento” e che dal 1° gennaio 2016, prevede nelle circostanze descritte, la possibilità di azzeramento del valore nominale delle azioni nonché l’eventualità di conversione delle obbligazioni in titoli di capitale.

Massimo Simoncini

By |2018-04-10T14:05:21+00:00Aprile 4th, 2018|Investimento|0 Comments

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