LLa variabilità dei risultati espressa da misure statistiche di dispersione integrate con i rendimenti attesi

La misurazione del rischio finanziario

Al fine di pervenire ad una misura confrontabile della variabilità dei rendimenti attesi da investimenti finanziari (d’ora in avanti I.F.), caratterizzante il rischio, si ricorre a strumenti di diverso genere; in sintesi, si impiegano strumenti di matematica finanziaria (come il valore attuale, il Tasso Interno di Rendimento…), per una prima valutazione della astratta proficuità di un I.F., combinati con misure di statistiche di dispersione (come lo scostamento medio assoluto, lo scostamento quadratico medio, la varianza, ecc…), anche accomunate a misure di probabilità, per tener conto dell’incertezza connessa ad eventi a manifestazione futura.

Fermo restando quanto asserito nel contributo Il rischio di un I.F. in merito all’ineliminabile soggettività della percezione della variabilità dei risultati futuri (espressa bene dal concetto di loss aversion), la specifica misurazione del rischio, prima di essere espressa in termini quantitativi, dovrebbe essere contestualizzata in relazione alla situazione dell’investitore.

L’età, l’origine del patrimonio disponibile per gli I.F., le prospettive future, la presenza di vincoli familiari o di altro genere (ad esempio la necessità di prevedere un acquisto futuro di un immobile o la necessità di disporre di mezzi finanziari liquidi da adibire all’effettuazione di cure sanitarie…), devono essere tenuti in considerazione, congiuntamente agli obiettivi di investimento, al fine di poter procedere, in maniera efficiente, alla misurazione del rischio delle sole alternative ragionevolmente proponibili all’investitore.

Le determinazioni quantitative del rischio, a prescindere dalle metodologie impiegate per ottenerle, dovranno, pertanto, essere preliminarmente valutate in funzione della situazione del singolo investitore; al fine di rendere più efficiente il processo di selezione delle alternative di I.F. proponibili, sarebbe, altresì, consigliabile elaborare un profilo con indicazione dei limiti di rischio massimi tollerabili ed escludere ogni proposta che non rispetta le condizioni.

Tenendo ben presente la relazione che connette rendimenti attesi più elevati ad una maggiore incertezza (o variabilità, intesa in senso lato) dei medesimi, si possono individuare le misure più diffuse nella pratica professionale, molte delle quali sono state sopra richiamate, rammentando anche l’esistenza del Value at Risk (V.a.R.) (indicatore statistico del rischio di mercato, influenzato dall’orizzonte temporale, dal livello di confidenza di probabilità selezionato e dalla valuta di riferimento).

Per determinate categorie di I.F. (tradizionalmente i fondi di investimento, ma la misura potrebbe essere estesa ad altre categorie) sono disponibili indici che forniscono una misura unica di rischio/rendimento come l’indice di Sharpe, introdotto nel 1966, prende il nome dal suo ideatore, insignito del premio Nobel per l’economia, la cui formula è:

(rendimento dell’investimento) – (rendimento risk free)
/
(volatilità del rendimento dell’investimento)

In coerenza con quanto sopra argomentato, la misura del rendimento è riferibile ad una grandezza futura di incerta manifestazione e la relativa misura della volatilità (intesa, latu sensu, come rischiosità) potrebbe essere stimata tenendo in considerazione eventi passati (historic volatility) o elaborazione su scenari futuri (implied volatility). In ultimo richiamando la Teoria del portafoglio di Markovitz, è opportuno fare cenno alla qualificazione del rischio in un portafoglio di I.F., che può essere diversificabile o non diversificabile.

Avversione alle perdite intesa come distorsione (o bias), spiegabile con l’ausilio della psicologia, nel considerare in modo differente la medesima probabilità riferita ad un guadagno rispetto ad una perdita, solo per l’esistenza di un atavico bisogno di conservazione. Recenti studi hanno cercato di evidenziare eventuali connessioni con la dimensione degli I.F. (che renderebbe trascurabile il fenomeno per payoff contenuti), o in presenza di fenomeni di competizione tra individui (che renderebbe più evidente il fenomeno, visto l’effetto di una perdita sul calcolo del TIR), ma non vi sono evidenze conclusive di detti approfondimenti.

Massimo Simoncini