Definizione, classi d’investimento principali e finalità in ottica individuale

Il concetto di investimento è connesso alla presenza di una disponibilità economica che s’intende impiegare in modo proficuo. Le classi alternative d’investimento sono molteplici e presentano caratteristiche molto dissimili tra loro: si pensi, a titolo d’esempio, alle differenze tra investimenti finanziari, immobiliari in fabbricati (di tipo residenziale, commerciale), immobiliari in terreni (ad uso agricolo o speculativo – c.d. raw land), investimenti in materie prime (generalmente preziosi), investimenti in opere d’arte o investimenti di tipo produttivo (costituzione d’impresa), ecc.
L’investimento finanziario (d’ora in poi I.F.), a differenza di tutte le rimanenti classi, è caratterizzato da elevato livello di standardizzazione, adattabilità, efficienza e rapidità di esecuzione (caratteristiche, queste, sempre più attuali, in un contesto di mercati finanziari integrati a livello globale), presenza di controlli da parte di Autorità governative, anche se, come sarà rappresentato nel contributo “Il rischio degli I.F.” detto investimento mantiene comunque una consistente componente aleatoria.

L’adattabilità (customization), tipica dell’l’I.F., si sostanzia nella possibilità (nella maggior parte dei casi) di programmare in anticipo la durata del medesimo (definita orizzonte temporale o holding period), circostanza difficilmente riscontrabile nelle classi di investimento alternative richiamate.

Altra caratteristica è rappresentata dalla possibilità di conseguire un rendimento sotto forma di incremento patrimoniale (capital gain) e/o di flusso reddituale (sotto forma di cash flow periodici – interessi, dividendi o sotto altre forme stabilite da contratto).

A seconda delle esigenze dell’investitore (per il quale è fondamentale stimare la consistenza patrimoniale, l’aspettativa di vita residua e l’esistenza di vincoli familiari o di altro genere), i mercati offrono varie alternative, commisurabili in termini di durata, rischio e rendimento (queste ultime due caratteristiche sono connesse, come sarà argomentato nel contributo La relazione tra rischio e rendimento); molto in sintesi, distingueremo gli investimenti di tipo “reddituale” (income oriented) da quelli di tipo “speculativo” (capital gain oriented), anticipando ora che maggiore è la consistenza patrimoniale e l’aspettativa di vita residua e minore è la presenza di vincoli e più è alto il livello di rischio tollerabile (in genere connesso agli I.F. speculativi, con rendimenti più alti e, al contempo, più aleatori) e più è esteso l’orizzonte temporale.

Alla prima categoria (I.F. reddituali) appartengono le obbligazioni e strumenti simili (ovviamente, anche i titoli di Stato), mentre alla seconda (I.F. speculativi) appartengono le azioni, gli strumenti finanziari derivati (covered warrant, certificates, opzioni, swap, forward, futures, Asset backed securities, ecc.); connessa alla adattabilità degli I.F. è la possibilità di creare degli strumenti “ibridi” con un mix delle caratteristiche proprie di ogni classe, ed adatti a specifiche esigenze individuali.

Nell’ottica di fornire un panorama completo delle scelte esistenti si accenna all’I.F. in valuta che, a causa della estrema complessità dei rischi ad esso associati, può essere considerato in caso di portafogli finanziari di notevole dimensione in un’ottica di efficiente diversificazione dei rischi.

Massimo Simoncini